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Scritti vari
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| LA CATEGORIA DEI PREMI ITALIANI. | IL SISTEMA DEI PREMI ARTISTICI Una domanda di carattere generale: in Italia ci si oppone all’innovazione? Che in un qualsiasi Paese ci sia chi rimane abbarbicato alla tradizione è più che normale, ma in Italia si esagera? Nel sistema nostrano dell'arte, vige la categoria dei Premi, normalmente riservati a tutti, senza distinzione di sesso, età, razza o religione. Ci mancherebbe! Secondo me, casi alla mano, tali Premi dovrebbero essere riservati ai giovani come escono dalle accademie, tanto, vista l’ideologia degli sponsor e delle giurie, gli artisti innovatori che volessero essere tra i partecipanti non riceverebbero mai il doveroso riconoscimento per la loro lunga fatica. Almeno, non si equivocherebbe: servirebbero a far conoscere le idee che procedono dalle scuole italiane. Orbene, in quali tasche finiscono i capitali pubblici destinati a tale scopo dai vari enti locali e le sovvenzioni, a volte scriteriate, a volte mirate, elargite dalle società private? Dovrebbero essere appannaggio dei più meritevoli a prescindere dalla condizione discriminante oppure dei figli di papà? Hai voglia a stilare una rispettabilissima giuria di selezionatori, tanto non si possono mischiare i conservatori con gli innovatori né i giovani con gli anziani. Il perché? Ma è ovvio. Salvo casi disgraziati, coloro che hanno lavorato per molti anni è normale che abbiano la mano più sicura d’un giovane passatista, hanno un mercato, vantano un curriculum, quindi dovrebbero vincere facilmente ogni premio. Invece le giurie, salvo sparute eccezioni, hanno adottato il criterio di escludere alla prima selezione coloro che hanno una lunga carriera e quelli che propongono nuove idee. Perché? Se l'arte non è affatto connessa soltanto con la bravura artigianale, chi ha fatto l'accademia qualcosa l'ha pur dovuta imparare, ma cosa centra questo con il fare artistico? Oggi si tende a confondere l’artigianato con l’arte, mischiandoli insieme tanto per fare effetto. Nel campo della pittura, l’attuale pittura italiana, non tutta naturalmente, soffre di per sé del complesso d'inferiorità, almeno non esprimiamola con una desueta e superata tecnica. Gli artisti che le varie giurie scelgono sono spesso gli stessi giovani che, magari spintonati dai galleristi di riferimento, si palleggiano tra l’uno e l'altro dei premi, quasi sempre strettamente legati alla conservazione, alla pittura classica morta e sepolta da tempo in ogni cultura degna di rispetto che si chiama di volta in volta classica, moderna, novecentista, eccetera. Talvolta i soggetti scelti sono non Meduse o Dei dell’Olimpo, ma gnomi, fate e abitanti delle favole, comunque tutti lontanissimi dalla realtà, mentre la vera arte si connette con l’attualità, da sempre. Per essere aggiornati occorre esprimersi utilizzando i nuovi media, per questo l'arte contemporanea che conta nel campo della cultura mondiale, esperimenta le nuove tecniche, comunque si manifesta in uno stile adeguato. Tanto per fare un esempio, chi volesse fare il pittore non potrebbe riferirsi al Caravaggio, ma semmai a Koons. il quale non mi piace ma devo riconoscere che rappresenta egregiamente la società di oggi, specie quella americana o le altre numerose che ne sono influenzate. Pensate se, nel campo della letteratura, uno scrittore nostrano si mettesse a scrivere un romanzo o più semplicemente un racconto, imitando lo stile manzoniano, oggi che siamo tutto sgrammaticati! Esaminando le selezioni dei vari premi artistici si arguisce quanto la cultura italiana sia arretrata non ricordandosi minimamente delle avanguardie storiche, della loro ricerca nel campo delle arti visive, delle loro sperimentazioni che hanno fatto comprendere principi altrimenti sconosciuti. Nella mia biblioteca, ho un volume dove si spiega che nell'ottocento Toulouse-Lautrec utilizzava le fotografie come bozzetti preparatori dei quadri. Oggigiorno, qualche giovane fa la stessa cosa posponendo la questione, dicendo che la pittura può imitare la fotografia, s’intende non la tecnica fotografica ma la tipologia dell’immagine. All'anima del progresso. Per concludere, dalla presente pagina rivolgo un quesito agli psicologi: "Per quale ragione da parte di qualcuno che genera equivoci nel campo dell’arte, si fa tanta fatica ad accettare i criteri estetici contemporanei che volente o nolente li coinvolge nel quotidiano? Non credono che tutto derivi dall’imperioso desiderio di non affrancare l’intelligenza critica dei giovani dai consueti criteri borghesi?" Mario Melloni, Ancona, febbraio 2012 |
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