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(recensioni e cataloghi) 1 Mario Melloni riceve le prime lezioni di disegno e di pittura da suo padre, pittore manierista; frequenta gli ateliers degli amici artisti ed espone opere figurative la prima volta nel 1954 al Palazzo Roverella di Ascoli. L'ambiente in cui vive è quello tipico della Provincia italiana non distante dal figurativo ottocentesco e ben lontana invece dagli echi delle rivoluzioni culturali che si profilano all'orizzonte in successione all'Impressionismo francese. Dopo la permanenza di alcuni anni tra Roma, Torino, Bologna e Parma, negli anni settanta aderisce ai movimenti concettuali e minimalisti, dipinge monocromi e studia le possibilità espressive della pittura tonale; nel contempo si approccia alla rivista Data edita a Milano da Tommaso Trini ed espone a Monaco di Baviera, Parigi, Ginevra, Bruxelles e New York. In questo periodo conosce grandi artisti come Max Bill, Jannis Kounellis e Daniel Buren. Negli ultimi anni perviene a una pittura nello stesso tempo progettuale e intimista: egli è sollecitato sia dalla realtà che lo circonda sia dai depositi del proprio io; talvolta si tiene in equilibrio tra l'astrazione e la rappresentazione. Nelle sue più recenti ricerche l'artista considera la tela come il medium spazio-temporale nel quale emergono le pulsioni inconscie che diventano emozione e cosciente razionalità. La rappresentazione di questo passaggio, realizzato graficamente mediante il segno, il colore e la forma, permette la lettura degli elementi in maniera unitaria e simultanea. Il fruitore è chiamato, più che per il passato, a ricreare percettivamente il frammentato motivo originario. [Catalogo D.ART Nizza 1966, © Editions BOPCA, Le Cannet-Cannes, Francia] 2
Al giorno d'oggi l'estetica piace più che il
bello; l'attenzione è attirata da tutto ciò che è eclatante e
spettacolare. Nella nostra società attuale in cui i media mettono
l'accento sull'estetica, l'artista si chiede quale possa essere il suo
ruolo? E' possibile ridurre la frattura tra l'arte e l'estetica? E'
possibile, soprattutto per il pittore che lavora nel suo studio al riparo
dai frastuoni, di rimettersi unicamente al gusto del mercato? Come può la
sua solitudine raccordarsi con il grande pubblico? A tali domande si può
rispondere con le pulsioni inconscie che l'artista traduce e infonde nelle
sue opere. Il grido che viene dal profondo del cuore, afflitto e
risonante, può attirare l'attenzione 3 Mario Melloni viene dalla figurazione. Si deve riflettere sulla sua abilità nell'eseguire ritratti. Questa sua sapienza nel segno e nel colore, gli permette di andare oltre il classico, e di sperimentare e approdare a nuovi lidi dove le forme, i colori, i contorni, realizzati in modo meticoloso, recano in sé un significato allusivo che l'osservatore può decodificare con spirito attento. Mario Melloni ama il gioco a intarsio, operare sulla tela con puzzles di forme informi dinamiche, come ne I giardini di Sarajevo, dove appare un inquetante pullulare di forme. [Paolo Levi, Catalogo © Editoriale Giorgio Mondadori, Milano 1997] 4 Mario Melloni da diverso tempo rivolge la propria attenzione sulla consecuzione tra inconscio e razionalità. Aveva iniziato questo discorso negli anni settanta con i pannelli verticali che si legavano ancora alla stagione della metapittura. Negli ultimi anni, in cui ha esposto con notevole successo in Francia, è pervenuto ad una ricerca minimalista con la quale evidenzia i valori grammaticali della pittura che non si richiamano direttamente alla realtà esistenziale ma la considerano nel suo divenire percepibile, volendo appunto riproporre sulla tela il momento in cui l'inconscio si materializza come coscienza e come esperienza; realizza le sue opere mediante una prima stesura razionale, meditata, per intervenire successivamente con un grafismo performativo. Come Piero Manzoni, Mario Melloni propugna la libertà mentale ma le sue rigorose geometrie sono giocate sull'uso prezioso ed emozionale del colore che si mescolano all'immediatezza del segno, come dire che, nonostante ogni resistenza, artista e fruitore sono presi fortemente dal vortice della sensazione. [Maria Rita Silvestri, poetessa, scrittrice, esperta net-art, dal catalogo Arte Italiana Contemporanea © Istituto Geografico De Agostini, Novara 1998 ] [mariarita.silvestri@mondadori.it] 5
Uno stile che ricorda, almeno parzialmente, quello di Keith Haring. Questa la cifra delle opere di Mario Melloni, che ci offre in Rete un assaggio della sua produzione. 6 Mario Melloni è pittore e teorico dell'arte. Nella sua lunga attività artistica (la prima esposizione è del 1954) ha raccolto successi di critica e di pubblico a livello internazionale, che gli hanno valso premi e riconoscimenti accademici. E' presente in numerosi cataloghi, riviste e Gallerie di prestigio. In questo sito Melloni ci offre appena un assaggio della sua vastissima produzione che, partita dalla figurazione, è pervenuta via via ad uno smagliante frammentarismo delle forme, in cui le pulsioni inconscie diventano cosciente razionalità di forme chiuse e rigorosamente geometriche. [Rassegna siti culturali] 7 Mario Melloni pittore sperimentale.
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| © Mario Melloni 1998-2008 - Riproduzione ammessa
citando la fonte.
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